veduta esterna di Villa Barbaro a Maser

Villa Barbaro a Maser

La realizzazione della villa nel costituisce per Andrea Palladio un punto di arrivo importante nella definizione della nuova tipologia di edificio di campagna. Si offre oggi al turista in tutta la sua bellezza, grazie anche alla cura che hanno saputo darle le varie nobili famiglie che vi si sono succedute come proprietarie.
Costruita tra 1554 e 1558, fu commissionata dai nobili fratelli veneziani Daniele e Marcantonio Barbaro, quest’ultimo patriarca di Aquileia, uomo colto particolarmente sotto l’aspetto artistico, umanistico e letterario; fu amico di molti artisti del suo tempo, fra i quali Andrea Palladio e Paolo Caliari detto il Veronese, ai quali affidò l’incarico di progettare e realizzare la villa, casa di campagna, quale imperitura eredità artistica a Maser e al mondo delle glorie della sua famiglia.

La villa in modo armonico si prolunga orizzontalmente con i suoi colori chiarissimi e caldi dell’intonaco, che la fanno risaltare tra i verdi del prato antistante e del folto bosco di conifere che la incorniciano nella parte retrostante, tra i campi e i vigneti della campagna maserina.


Gli ambienti sono decorati da un meraviglioso ciclo di affreschi ad opera del più grande artista veneziano del ‘500, Paolo Veronese. In esso è centrale l’esaltazione dell’Armonia Universale del cosmo, retto dalla Divina Sapienza che si esprime in Amore, Pace e Fortuna. Sul soffitto della grande sala centrale Paolo Veronese mette in scena l’Olimpo, a corona della Divina Sapienza che trionfa al centro della composizione. Nel resto dell’edificio, motivi della vita quotidiana, rappresentazione di un mondo arcaico e idilliaco, illusioni prospettiche con personaggi all’interno di nicchie e balaustre dipinte che creano un’illusione che quasi porta lo spettatore a chiedersi cosa sia reale e cosa illusione.

Facendo una passeggiata nel parco della villa, da vedere è il Ninfeo, un’esedra decorata con bucrani, festoni, putti e trofei, si aprono dieci nicchie all’interno delle quali si alternano dèi e semidei. Quattro telamoni sorreggono una bassa trabeazione con un motivo ad onda e, più sopra, un timpano con putti e motivi floreali.

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