veduta esterna di Villa Emo a Fanzolo di Vedelago

Villa Emo a Fanzolo di Vedelago

È una delle realizzazioni più rappresentative di Andrea Palladio, progettata intorno al 1500 e terminata nel 1560, il cui complesso si stende nell’ampia pianura ai piedi delle prealpi feltrine, tra il Brenta e il Piave, ad est dell’abitato di Fanzolo. Si caratterizza per un corpo centrale da cui si dipartono due lunghe barchesse porticate, che venivano utilizzate come depositi per la legna e i raccolti, alle cui estremità si ergono due “colombare” come torrioni.

Nella villa convivono le funzioni legate ai bisogni della campagna circostante , (con vaste aree dedicate alla conservazione del grano e degli altri prodotti agricoli, al ricovero degli attrezzi agricoli e del bestiame), con esigenze di rappresentanza del committente. Il corpo centrale valorizzato dall’ampio scalone, presenta un grande timpano sorretto da quattro colonne che conferiscono alla villa un aspetto spiccatamente monumentale.

L’interno della villa e la loggia sono stati affrescati da Giovan Battista Zelotti (1526–1578) allievo del Veronese, tra il 1561 e il 1565 circa. La decorazione vede raffigurati diversi cicli di affreschi, che comprendono temi mitologici,religiosi e simbolici.

Nella loggia , sopra l’ingresso, è assisa Cerere, dea delle messi, figura emblematica della casa. Ai lati nei due sipari sono dipinti miti allusivi alla potenza di Giunone.
Attraverso un’arco trionfale, su cui siedono la Prudenza e la Pace, si accede alla Sala principale. Le pareti sono spartite da quattro colonne con sipari centrali che rappresentano il Sacrificio di Virginia e la generosità di Scipione. Ai lati, tra trofei di armi, quattro Prigioni posano ai piedi degli dei che rappresentano i quattro elementi.

La decorazione celebra, in scene ispirate alla mitologia e alla vita dei campi, le virtù domestiche e familiari, l’intesa sociale tra padrone e contadino per incrementare la fertilità dei campi.
L’insistenza su questi temi è stato letto anche come un ulteriore messaggio morale, come un invito al risanamento del decadente erotismo aristocratico in virtù della fatica e dell’impegno della vita agreste, il tutto inserito in quinte sceniche ed elementi di finzione architettonica, tipica delle ville venete del Cinquecento.

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